La fontana dei fiumi di Piazza Navona

Ogni epoca ebbe artisti che si ritenevano i migliori del proprio periodo, logicamente quando alcuni di questi si trovavano a creare nella stessa città i contrasti spesso diventavano aspri e irriverenti ma talvolta avevano anche il sapore di una burla vera e propria.

Un episodio storico è quello legato alla realizzazione della fontana dei fiumi in Piazza Navona.

Fu commissionata da papa Innocenzo X al grande artista Gian Lorenzo Bernini nella metà del XVII secolo. Nello stesso periodo e nella stessa piazza un altro grande dell’epoca Francesco Borromini stava realizzando la facciata della chiesa di Sant’Agnese in Angone. Tra i due c’erano attriti già da lungo tempo, si pensa nati all’epoca in cui insieme realizzarono il baldacchino al centro della basilica di San Pietro e della cui magnificenza ancor oggi il solo Bernini è ricordato come artefice.

Per far capire bene cosa volesse dire lavorare per due artisti a due opere così imponenti in una stessa piazza, dovete immaginare cosa volesse dire elevare dei pesi di dimensione rilevante a quell’epoca.

Tutte le impalcature per la movimentazione e per il posizionamento dei marmi erano in legno e si ergevano tutt’intorno a queste costruzioni per parecchi metri per consentire di lavorare con maggior facilità.

Bene, tra la fontana e la chiesa ci sono circa una quindicina di metri di distanza, provate quindi a pensare quante e quali difficoltà c’erano tra le loro reciproche manovalanze per costruire.

Molto di ciò che fu scritto in passato sulle motivazioni per cui l’uno o l’altro fecero le sculture a modo di deridere il rivale sono più che altro leggende, come il fatto che Bernini fece la scultura del fiume Rio della Plata a foggia di un uomo che si protegge con la mano sollevata dall’imminente caduta dell’edificio costruito dal Borromini.

Vero è che quando Bernini eresse sopra il centro della fontana uno splendido obelisco egizio alto quasi 17 metri e pesante una decina di tonnellate, il Borromini e la sua cerchia di amici lo derisero perché il centro della base su cui poggiava appunto l’obelisco era cavo e scommisero quanto a breve sarebbe crollato per l’eccessivo peso.

Stufo di questi sberleffi il Bernini una notte fece fissare quattro funicelle dalla sommità dell’obelisco alle mani delle statue e fece sostenere ai suoi seguaci che questi erano i sostegni più idonei a rendere stabile il monumento.

Così mise in ridicolo Borromini e i suoi accoliti, ancor oggi appunto dopo quasi 400 anni l’obelisco è ancora là.

 

Talvolta l’uomo cerca di contrastare chi lo deride con la stessa arma, quando vi riesce senza cadere nel vilipendio, nel grottesco o nell’umiliazione fa sorridere tutti per l’arguzia.

N.d.R.

La fontana dei fiumi di Piazza Navona

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