La sensibilità di Antonio Canova nella farfalla di “Amore e Psiche”

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“Amore e Psiche” stanti

Antonio Canova vissuto a cavallo tra il XVIII ed il XIX secolo è il più grande scultore della mia terra di adozione il Veneto.

Di umili origini prestissimo rimase orfano di padre, la madre che si risposò dopo poco tempo lo lasciò in affidamento al nonno paterno che lo educò in maniera piuttosto severa.

Autoritratto - Il Canova
Autoritratto – Il Canova

Grande pregio del nonno, essendo un valente scalpellino che iniziò il giovane Antonio all’arte del formare la pietra, fu quello di cogliere la sua vocazione per la scultura.
Il Canova già a diciotto anni con le sue prime opere mostrò al mondo le sue eccelse capacità ed in pochi anni divenne il più valente scultore delle corti di tutta Europa, la sua sensibilità nello scolpire il marmo è ancor oggi leggendaria.

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La farfalla in “Amore e Psiche”

Nella sua opera “Amore e Psiche stanti” (scultura in cui i soggetti “Amore” e “Psiche” sono stanti ovvero in piedi, si distingue dalle altre sue due opere in cui entrambi i soggetti sono sdraiati avvolti in un abbraccio) Psiche poggia con delicatezza sulla mano di Amore una farfalla tenendola per le ali con le dita. Quest’opera non è la più famosa ma illustra quanta sensibilità nel trattare il marmo avesse Canova.

 

Questa capacità la sapeva ben esprimere anche nel porsi al mondo, quando raggiunse la fama ed una considerevole condizione economica si adoperò sempre in modo discreto ad aiutare artisti che dimostravano capacità nel lavorare con le proprie mani, cercando di influenzare i nobili ed i signori che frequentava ad acquistare ed a commissionare opere a chi ne aveva bisogno.

Autoritratto - Il Canova
Autoritratto – Il Canova

Lui stesso commissionò lavori ad altri artisti caduti in disgrazia e nel seguente episodio si riconosce la sua notevole sensibilità.

Un pittore non possedendo una particolare abilità e non avendo più commesse cadde in povertà, non volendo accettare nessun aiuto caritatevole per orgoglio e pudore sbarcava il lunario con piccoli espedienti per non far morire di fame la propria famiglia.
Venutolo a sapere Canova, che lo conosceva e lo sapeva uomo buono ed onesto, rimase colpito da questa sua intransigenza e volendolo aiutare gli scrisse il seguente biglietto:

 

 

Signor mio stimatissimo,
è da gran tempo che io desidero un quadro della Sua illustrissima persona. Essendo Lei uomo di grande conoscenza La prego di scegliere a Suo piacere un argomento ed eseguirlo con Suo comodo. Mi duole rammentarLe che non posso spendere più di 400 scudi, la metà dei quali Le saranno pagati dal latore della presente. Il resto potrà mandarli a prendere da me quando lo riterrà più opportuno.
Resto col dirmi,
Suo servitore.
Antonio Canova

Quanta delicatezza sta nel saper scolpire una farfalla tra le mani di due innamorati e nel caritatevole rispetto della dignità altrui?

N.d.R.

La sensibilità di Antonio Canova nella farfalla di “Amore e Psiche”

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